"La tragedia del Kossovo; 
terra dei merli"

home page

Riportiamo una riflessione sul kossovo fatta da un profugo istriano ricordando i fatti a lui successi :

"Da un certo tempo la "pulizia etnica" da parte dei sanguinari e fanatici postcomunisti Jugoslavi mi riporta la mente a mezzo secolo fa.

Già allora i conquistatori "Titini" praticarono la prima pulizia etnica nei confronti di 300.000 istriani e dalmati, dove chi come me, che dovette lasciare tutto, fu risarcito con una elemosina, solo chi affronto la burocrazia romana.

Mi rifugiai nell'ospitale veneto, ma dovetti subire anche le seguenti umiliazioni:

Assieme ai profughi giuliani e dalmati, nel 1945 , fummo accolti nel porto di Ancona al grido di :"fuori i fascisti!.."

Poi alla stazione di Bologna , la tradotta dei rifugiati non potè fermarsi per l'opposizione dei ferrovieri comunisti, dovette proseguire fino allo "scalo merci" per consentire alla croce rossa di somministrare un pasto caldo...

Mentre la "stampa imbavagliata" ancora oggi dopo 50 anni continua a tacere sulla "normalizzazione comunista", della tragedia degli istriani che pagarono, molti anche con la morte, uccisi e gettati nelle foibe carsiche, precipizi profondi dove sparirono 20.000 persone."
La storia si ripete prima nei confronti degli istriani, dopo coi croati , bosniaci e prossimamente forse anche con il Montenegro.

La stampa ancora oggi continua a chiamarli esuli, il giornale l'UNITA' di quel tempo perfino "emigranti", ma noi veneti sappiamo cos'e' l'emigrazione......

E che dire di questi pacifisti e postcomunisti, sono di fatto i complici ideologici di queste tragedie del ventesimo secolo, moderne crociate di una fede uguale alle religioni monoteistiche, dove chi e' infedele è un nemico e raffigurandolo come il demonio si sottointende che va eliminato.

 
Profugo Istriano

LA REPUBBLICA VENETA ED IL MONTENEGRO di Ettore Beggiato

La guerra del Kosovo ha posto all'attenzione dell'opinione pubblica mondiale anche la questione relativa al Montenegro. Ai più attenti osservatori non sarà sfuggito come le cittadine della costa adriatica montenegrina abbiano nomi che ricorrono più volte nella storia veneta: Cattaro, Perasto, Antivari (l'attuale porto di Bar), Budua, Dulcigno ecc., città che fecero parte della Repubblica Veneta per circa quattro secoli (dal 1400 al 1797). E proprio una di queste, Perasto, località sulle bocche di Cattaro, il 23 agosto del 1797, ammainò la Veneta bandiera del Leone di San Marco. E le parole di saluto del capitano Giuseppe Viscovich sono di una intensità straordinaria: «In sto amaro momento, che lacera el nostr cor, in sto ultimo sfogo de amor, de fede al Veneto Serenissimo Dominio, al Gonfalon de la Serenissima Republica, ne sia de conforto, o cittadini, che la nostra condotta passata e de sti ultimi tempi, rende non solo più giusto sto atto fatal, ma virtuoso, ma doveroso par nu. Savarà da nu i nostri fioi, e la storia del zorno farà saver a tutta l'Europa, che Perasto ha degnamente sostenudo fin a l'ultimo l'onor del Veneto Gonfalon, onorandolo co sto atto solenne, e deponendolo bagnà del nostro universal amarissimo pianto. Sfoghemose, cittadini sfoghemose pur, e in sti nostri ultimi sentimenti coi quali sigilemo la nostra gloriosa carriera corsa sotto al Serenissimo Veneto Governo, rivolgemose verso sta Insegna che lo rappresenta, e su de ela sfoghemo el nostro dolor. Par trecentosettantasette anni le nostre sostanze, el nostro sangue, le nostre vite le xe stae sempre par Ti, o San Marco: e fedelissimi sempre se avemo reputà Ti con nu, nu conTi; e sempre con Ti sul mar nu semo stai illustri e vittoriosi. Nissun con Ti ne ha visto scampar, nissun con Ti ne ha visto vinti e spaurosi! E se i tempi presenti, infelicissimi per imprevidenza, par dissension, par arbitri illegali, par vizi offendenti la natura e el gius de le genti, non Te avesse tolto da l'Italia, par Ti in perpetuo sarave le nostre sostanze, el nostro sangue, la vita nostra e, piuttosto che vederTe vinto e desonorà dai toi, el coraggio nostro, la nostra fede se avarave sepelio sotto de Ti! Ma za che altro no ne resta da far par Ti, el nostro cor sia l'onoratissima to tomba, e el più puro e el più grande to elogio le nostre lagreme!».

contattaci per arricchire la pagina abar.alvise@iol.it